UNA VALLE DI TOPONIMI


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Leggende e aneddoti

Analisi toponimi capolouogo > San Rocco

DESCRIZIONE

La pestilenza del 1630, che viene generalmente ricordata come la
peste dei Promessi Sposi, seminò numerose vittime anche in Valcamonica, tanto che furono adottate severe misure sanitarie ed alle porte di alcuni paesi furono messi uomini armati di bastoni per impedire l'ingresso dei forestieri, possibili fattori di un'ulteriore diffusione del morbo. Fra le misure precauzionali adottate dalle autorità vi fu anche la proibizione di sotterrare i morti nel cimitero adiacente alla chiesa parrocchiale, sicché i deceduti per la peste furono sepolti in un campo in aperta campagna, ben lontano dal centro abitato, dentro un fossa comune cosparsa di calce viva. Il terreno scelto, situato verso il confine con Artogne, fu messo a disposizione dai signori dottori Fiorini, medici di lungo corso, ed ancora oggi il podere viene appellato come il "Ruculì de dutur" per la presenza di un antico capanno di caccia. A ridosso di un muro a secco sul lato nord-ovest, a memoria del infausto evento, venne infisso un rustico cippo
frettolosamente e malamente scolpito. Il löc è delimitato verso la valle
da una stradicciola chiamata bià de rubì, che non significa affatto strada delle robinie, bensì rispetta, riva, sponda del lago che in epoca
romana si protendeva fin quassù, tanto che l'etimo di Ianico, (dal latino
ianua, ingrasso della valle) descriverebbe dall' essere il primo paese della valle che si incontrava alla fine del lago. Ciò è quanto raccontavano i nostri antenati e la loro supposizione fu in seguito suffragata dal ritrovamento di alcune piroghe nella plaga di Rogno. Comunque sia, avvenne che, forse per timore o forse per pigrizia, in breve tempo la gente del paese si scordò di quei poveri morti e nessuno si recava più a rendere loro omaggio in quel lontano sito; sinchè una notte, esattamente la notte che precede il giorno della festa dedicata a San Rocco, consolatore degli appestati, un uomo che dimorava alla cascina detta Villonga vide una lunga teoria di fiammelle scorrere lungo la "bià de rubì", la strada interpoderale che conduce al luogo in cui erano sepolti i morti della peste. Il corteo delle anime degli appestati raggiunse la strada Valeriana per ritornare sui loro passi e perdersi nell'oscurità delle siepi che costeggiavano la stradina. Il giorno dopo l'uomo raccontò quanto aveva visto ma non fu creduto e tutti pensavano che avesse esagerato con il fiasco. L'anno seguente comunque, la sera della vigilia di San Rocco, un gruppetto di animosi affiancò il contadino di Villonga ponendosi in guardinga osservazione dietro ad un muro.
Dopo alcune ore di silenziosa attesa, allo scoccar della mezzanotte, scorsero da un pertugio riapparire la lugrube processione di ceri accesi, che riverberavano una tremolante luce su eteree ed emaciate figure rivestite di candide cotte. La popolazione si rese conto di aver mancato di pietà e di manifestazioni di suffragio verso le povere vittime della peste e nel tentativo di riparare venne deciso di erigere una chiesetta dedicata a San Rocco proprio dove la strada che scende dal paese si congiunge con la strada della valle, luogo indicato dai cortei notturni degli appestati. Il sacello, benché di ridotte dimensioni, venne reso decoroso da eleganti pietre lavorate da abili scalpellini, il frontespizio come pure le pareti interne vennero ornate da belle dipinture a fresco ed all' interno fra gli arredi dominava un grande crocifisso ligneo e tante tavolette votive. Ogni anno il 16 agosto il popolo vi portava fiori in onore del Santo Pellegrino ed suffragio dei morti di peste, i quali da allora riposarono in pace senza ulteriori sfilate notturne. Ma tanta fu l'impressione per quegli avvenimenti che quando dopo molti anni la strada Antica Valeriana cadde in disuso, sostituita da una nuova che correva parallela più a valle, gli abitanti, per non incorrerein alte incresciose dimenticanze, edificarono, al bivio della nuova strada, una novella chiesa, sempre dedicata al Santo di Montpellier. Questo avvenne nel anno 1817. Avendo in paese due chiese intitolata allo stesso santo per distinguerle si convenne di appellare l'antecedente chiesetta sulla Valeriana come san Rocco vecchio. Immersa nel silenzio della campagna, per molti anni ancora accolse le preci dei rari viandanti venne stoltamente abbattuta perché nell' euforia modernista molti pensarono che per le epidemie bastavano i vaccini e quanto ai morti nel 1630 era ormai scremato ogni ricordo e di loro non restava più nemmeno la rotula del ginocchio.



FONTI INFORMATIVE

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