UNA VALLE DI TOPONIMI


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Leggende e aneddoti

Analisi toponimi capolouogo > Cimosco

DESCRIZIONE

Tutti certo conoscono le innumerevoli ribalderie e stravaganze d'ogni sorta compiute dal leggendario Fanetto, uomo di certo esistito e segnato in anagrafe con il nome di Francesco Pedersoli del ramo soprannominato daicc. Ci limiteremo a raccontar dell' epilogo inglorioso della sua avventurosa esistenza, sperando che ciò sia di monito a quanti ancor oggi si trastullano con sette e pratiche sataniche. Sia come sia, avvenne che dopo aver girovagato per il mondo, approdando persino nelle lontane americhe, costui un giorno decise di mettere testa a partito, d'ammogliarsi con Caterina della famiglia dei Filippi e metter su bottega di marangone infondo alla piazza maggiore. Ma la vita trascorsa nel chiuso di un fondaco fra pialle, seghe,chiodi e colle, non confaceva ad uno spirito indomito ed avventuroso come il suo, sicchè dopo un po' di tempo decise di cambiare mestiere. Salì sulla cima del monte, nella verde giogaia ai piedi del monte muffetto, dov'eran delle vestigia d'antiche costruzioni, e da un rudere egli ricavò una grande calchera . Radunava sassi di calcare color caffellatte sparsi un po'ovunque, li gettava nella fornace e dopo averli cotti per giorni e giorni ne ricavava della bianca calce buona per le edificazioni. Però ben presso si rese conto che il problema più grosso era rappresentato dalla mancanza di legna per l'alimentazione del forno in quanto a quella quota la vegetazione scarseggia. Era costretto quindi a scendere nei boschi sottostanti a procurar legna e risalire faticosamente le ripide pendici della montagna con pesanti fascine sulle spalle. E per cuocere quei sassi di legna. Per Fanetto l'attività andava a meraviglia, bastava chiamare il Diavolo e farlo lavorare mentre lui se ne stava stravaccato come un pascià nella bèna. I servigi del Maligno gli tornavano tanto comodi che s'avvezzò a chiamarlo per tutte le quisquiglie e addirittura per burla. Talvolta, dopo la lettura delle formule di rito ed il solito rumoroso preludio quando faceva la sua apparizione il Principe delle tenebre, Fanetto sghignazzava e si metteva sbeffeggiarlo. L'ex falegname era assai compiaciuto del suo potere di dominio ed era giunto a trattare il demonio come un infimo sguattero. Ma un giorno, dopo l'ennesima evocazione fasulla, quando, preceduto da un acre odore sulfureo, il Diavolo fece la sua comparsa impugnando un nodoso bastone, a Fanetto non ci volle molto per comprendere la situazione: sbiancò in viso e si mise a scappare lungo i pascoli della montagna invocando aiuto. Il Diavolo però lo tallonava senza tregua menandogli vigorose botte sulla testa e sul groppone. Le urla e le invocazioni di Fanetto furono udite fin giù al paese. Quando cadeva a terra sfinito dolorante il Maligno lo incornava nel deretano costringendolo a rialzarsi come punto da un marasso e a prendersi altre razioni di randellate. Le botte cessarono solo allorquando il bastone fu del tutto consumato.
Nel prosieguo della sua vita il povero Fanetto si comportò come il famoso cane che, per aver rubato una mischerpa al padrone, subì una tale punizione che in seguito bastava sentisse odore di qualche formaggio perché si mettesse a guaire lamentoso con la coda fra le gambe. Così Fanetto, ritornato nella sua bottega di falegname, ad ogni sia pur vaga allusione al regno degli inferi, come il cane della ricotta si metteva a strillare e preso da sudorazioni gelide doveva essere coricato nel letto per almeno tre giorni.
Tramandano i vecchi che Fanetto, nel residuo scampolo di vita, da miscredente quale era sempre stato divenne uomo piissimo che correva ad ogni tocco di campana, tanto da destare in più d'uno il sospetto che volesse conquistare la certezza di potere evitare certi innominabili incontri.

FONTI INFORMATIVE

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