UNA VALLE DI TOPONIMI


Vai ai contenuti

Menu principale:


Come era nel passato

Analisi toponimi capolouogo > Gianico

DESCRIZIONE

Non si hanno notizie della presenza di insediamenti preistorici nella zona dove oggi sorge Gianico. Le prime testimonianze risalgono al periodo successivo alla conquista romana della Valle Camonica avvenuta nel 16 a.C. La costruzione dell'importante Via Valeriana, che percorreva tutta la Valle dell'Oglio, favorì la costruzione di numerosi insediamenti lungo il percorso. Gianico, con tutta probabilità, dovrebbe essere sorto come stazione di posta o di ristoro o per il cambio dei cavalli. Intorno a questo primo insediamento si sarebbe poi sviluppato un primo piccolo nucleo abitato che nella sua parte più antica doveva essere localizzato dove ora si trova l'antica contrada di Cimavilla. Fino a tutto il medioevo, il fondovalle della bassa Valle Camonica doveva essere un vasto acquitrino, ben poco salubre. Questo stato di cose rimase immutato fino a quando i monaci del convento francese di Tours, dopo che ebbero avuto tutta la zona in donazione da Carlo Magno nel 774, non iniziarono a bonificare le terre acquitrinose. Con l'arrivo in epoca tardo romana del Cristianesimo in Valle Camonica, questa venne divisa in grandi Pievi e Gianico per i servizi religiosi dipese dalla più antica pieve di Rogno che aveva giurisdizione su tutta la bassa Valle Camonica. La presenza dei Longobardi, che a lungo furono i dominatori della zona, è ricordata in Gianico dalla dedicazione della sua prima parrocchia a San Michele, santo molto venerato tra quel popolo, inviato a protezione contro il pericolo delle acque del torrente Re, spesse volte minaccioso. Intorno all'anno mille, Gianico era frazione di Montecchio che all'epoca era una grossa cittadina. La vita di Gianico è sempre stata collegata al torrente Re a ridosso del quale venne costruito l'originario nucleo abitato e purtroppo molte sono state, nei secoli, le distruzioni, le inondazioni e i lutti. La più terribile tra le ricordate negli annali parrocchiali fu certamente quella del 14 settembre del 1470: le cronache d'allora raccontarono di una devastante alluvione che provocò oltre 100 morti (più di un quarto dell'intera popolazione!) e la completa distruzione di gran parte delle case. In alcuni atti notarili risulta che, già prima del 1400, alcune famiglie di Gianico, riscuotevano le decime in nome del vescovo di Brescia e a partire dal XV secolo vengono citati i nomi di Giovanni de Bordi, Galibus di Giovanni Cochis e i fratelli de Cottis (da cui deriverebbero le innumerevoli famiglie presenti ancora in paese con i nomi di Cotti, Cotti Cottini, Cotti Piccinelli, Cotti Cometti, Cotti Comettini ecc.). Dopo la conquista della valle da parte delle truppe della Serenissima Repubblica Veneta, nacque la "Vicinia", ente locale legato strettamente alla identità paesana e all'appartenenza alle famiglie residenti nel borgo da lungo tempo, in cui erano gestiti molti beni in comune regolati da precise norme e statuti che avevano la loro legittimazione nel volere popolare. Nel 1550 Gianico annoverava nelle liste comunali non più di 600 abitanti e la sua parrocchia dipendeva ancora da quella di Darfo che era divenuto il centro più importante dopo che una enorme frana aveva distrutto quasi completamente la ricca Montecchio. Nel 1533 sotto la minaccia di grave pericolo, la popolazione ricorse alla Vergine, facendo voto di erigerle un santuario e compiere ogni anno una processione. La preservazione dal pericolo, attribuita alla Madonna, portò alla costruzione del bel santuario che sovrasta da un poggio il paese. In seguito Gianico appartenne alla vicaria di Artogne, poi passò (come era già stato alcuni secoli prima) per un breve periodo, di nuovo sotto la giurisdizione di Rogno. Nel 1692 Gianico venne nuovamente aggregato alla comunità d'Artogne, per tornare nel 1786 sotto Darfo. Come spesso accadeva in quei tempi di profonda religiosità, per scongiurare le più frequenti calamità naturali (specie le esondazioni del torrente Re), nel 1562 gli abitanti di Gianico, invocando la protezione della Vergine Maria, riuniti in assemblea, votarono la costruzione di un santuario che, dominando dall'alto le terre gianichesi, le ponesse sotto la diretta protezione della madre di Cristo. Questo edificio religioso anche oggi domina tutta la bassa Valle Camonica.
Nel 1698 viene citata la numerosa popolazione di Gianico. Nel 1721 iniziò la costruzione di una nuova parrocchiale nonostante il fatto che, alla fine del 1500 il cardinale Carlo Borromeo, durante la sua famosa, lunga e meticolosa visita pastorale in Valle Camonica, avesse ordinato, non la costruzione di un nuovo tempio, ma l'ingrandimento della chiesa già esistente e specialmente del coro. In seguito, sempre su indicazioni del cardinale, l'antica cappella di San Rocco era stata trasformata in sacrestia. La volontà di costruire una nuova chiesa più ampia di quelle già presenti fa dunque pensare che la popolazione, nel XVII secolo, fosse notevolmente aumentata. Nel periodo, Gianico passò sotto il dipartimento del Serio. Dal 1816 al 1859, durante l'impero Austro-Ungarico, la zona passò alla provincia di Bergamo, nel distretto di Breno (fino a quell'epoca, e per ancora un lungo periodo, la Valle Camonica era meglio e più rapidamente collegata a Bergamo che non a Brescia). Nel 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia, Gianico e la bassa Valle passarono sotto la provincia di Brescia. Una disastrosa inondazione si verificò la sera dell'8 luglio 1859, e provocò la distruzione di otto abitazioni e la morte di 13 persone oltre a gravissimi danni alle campagne. Il Municipio predispose opere di arginatura con una spesa di 16 mila lire. Il lavoro intenso dei contadini strappò poi in pochi anni molti terreni al pietrame e ai detriti potati dalle acque. Altra disastrosa inondazione si ebbe nel 1863. Il 18 settembre 1960 una nuova inondazione provocava nuovi gravi danni e una vittima. Altra inondazione si verificò nel novembre 1966. Per arginare le acque e togliere il pericolo vennero costruiti con gabbionate argini più solidi e sicuri. Ancora nel 1870 Gianico era in mezzo alla campagna, sovrastato da montagne coperte di castagneti, boschi cedui e foreste. Al piano ed alla collina prosperavano il gelso, la vite e frutta d'ogni specie.
Nel luogo dove la strada comunale già scendeva a congiungersi con quella regia c'era l'oratorio dedicato a San Rocco. Nel 1905 si ricorda che Gianico era unito a Darfo da un'altra "discreta" strada, che diventava però impraticabile durante le piene del torrente Re, pericolo costante per il paese. un grave fatto che ebbe echi in tutta la stampa nazionale avvenne nel 1910. Un ostinato anticlericale "tenuto in conto, sembra, di squilibrato" scaricava la pistola contro due sacerdoti e veniva a stento salvato dalla reazione dei parrocchiani infuriati. Altro grave fatto di sangue avvenne il 1 Febbraio 1925 nell'osteria Pendoli dove in una rissa tra fascisti e antifascisti rimasero uccisi due di questi: Francesco Otelli e Giovanni Antonioli. Nel 1928-1929 venne costruita la nuova casa comunale e collocati l'acquedotto e la fognatura. Nel 1964 venne costruita, su disegno del geometra Felappi di Darfo una nuova scuola materna. Causa la delazione di una donna, poi giustiziata, all'alba del 24 Giugno 1944, alla cascina Campelli, la Guardia Nazionale Repubblicana, di Darfo, sorprese e trucidò tre partigiani e cioè Battista Pedersoli di Gianico, Giacomo Mariola di Esine e Antonio Cotti Cottini di Piazze. Il 17 Dicembre 1978 veniva inaugurato il monumento ai Caduti del Lavoro.
A partire dalla fine dagli anni '90 del 1900 la vasta zona pianeggiante al confine con il comune di Darfo è divenuta zona di insediamenti industriali e artigianali e il paese si è sviluppato con la costruzione di numerose abitazioni. L'economia fu per secoli eminentemente agricola. Territorio "fertilissimo" di biade, di frutta e fornito di gelsi, di castagneti, di prati, di pascoli e di boschi di basso e di alto fusto". Nel XV secolo il paese aveva assunto una certa importanza, per la produzione di spade in cui la popolazione si distingueva particolarmente.


FONTI INFORMATIVE

.

Istituto | Percorso | COMUNE DI GIANICO | Analisi toponimi capolouogo | Mappa del sito


Progetto - Archivio Toponimi Camuni -

Torna ai contenuti | Torna al menu